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BOSCHI DI BERRI, SOPRAVVIVERE ALLA PESTE DELLA VITE

BOSCHI DI BERRI, SOPRAVVIVERE ALLA PESTE DELLA VITE

Il nostro Dolcetto Boschi di Berri è il frutto di vitigni immuni alla fillossera, il male che ha quasi distrutto la viticoltura europea. Un vino antico, sopravvissuto ai rovesci della storia

Se oggi possiamo ancora avere la fortuna di bere vino italiano, questo è grazie all’intuizione del professor Jules Émile Planchon di Montpellier che, a inizio dello scorso secolo, capì come salvare le vigne dalla fillossera, la peste agricola dell ‘800.

IL CONTAGIO

Era il 1882 quando dalla Francia giunse la voce di un terribile afide, proveniente dal Nord America, che aveva decimato i vigneti nell’area di Bordeaux. Purtroppo, la fillossera (questo il nome dell’insetto) toccava poco dopo anche il suolo nazionale, creando scompiglio e devastazione nel mondo vitivinicolo: non sembrava esserci rimedio. A differenza delle viti americane, dove la presenza dell’insetto dava origine a galle sulle foglie, nel caso della vitis vinifera, i sintomi non erano visibili fino a quando la pianta non iniziava a morire. Ciò che rese così violento l’attacco della fillossera fu che all’inizio non si conosceva nulla dell’insetto, né la biologia né le sue forme di sviluppo. Ci vollero oltre 5 anni per ottenere informazioni complete e capire che si comportava diversamente a seconda della varietà di vite.

LE CONTROMISURE

In tutta europa si provarono diverse soluzioni, dal solfuro di carbonio iniettato nel terreno all'insabbiamento delle vigne, dopo aver notato che in terreni sabbiosi la fillossera era molto meno virulenta se non addirittura incapace di svilupparsi. Ciò che salvò il vino fu però comprendere che - come notò il botanico Jules Émile Planchon  - che alcune specie americane avevano sviluppato un’immunità radicale alla fillossera e che, queste piante, si potevano utilizzare per costruire una pianta bimembra: piede americano e apparato vegetativo europeo. Intere regioni vitivinicole furono ricostruite con nuove barbatelle. Il prezzo da pagare fu pesante: se da una parte veniva salvata la vitivinicoltura europea, dall’altra scompariva per sempre il filo diretto che legava le viti contemporanee a quelle del mondo antico, secondo una evoluzione genetica che non aveva mai avuto interruzione. , medievale e dell'epoca dei lumi era scomparsa per sempre. Nasceva una nuova viticoltura.

I SOPRAVVISSUTI

I racconti tramandati dai nostri avi sostengono che il vino pre-fillossera fosse diverso e che l’innesto americano abbia cambiato il rapporto tra suolo e vite, come se i porta innesti operassero da filtro. In Italia, tuttavia, ci sono degli esemplari superstiti: in aree particolari con terreni vulcanici abbastanza acidi, suoli sabbiosi o vigneti sopra i 1200 mt, la fillossera non è riuscita ad intaccare l’identità italiana. Ricordiamo in Valle d’Aosta il Priè Blanc, il Carignano del Sulcis in Sardegna, l’Alicante sull’Etna, Casavecchia e Piedirosso in Campania, il Rossese Bianco in Liguria.

Vigne in frazione BerriVite centenaria in frazione Berri, a La Morra

IL BOSCO DI BERRI

Poi c’è il Boschi di Berri, un Dolcetto d’Alba Doc assolutamente unico perché nasce da rarissimi ed emblematici esempi di vite non innestata su piede americano. Le uve provengono da un vigneto centenario sito in frazione Berri di La Morra.  Ai Berri è accaduto un piccolo miracolo. Mentre d’intorno le vigne venivano decimate, qui una fortunata coincidenza di clima, posizione e caratteristiche pedoclimatiche hanno impedito lo svilupparsi della fillossera. Il suolo non è infatti calcareo argilloso come nella gran parte delle Langhe, ma più sabbioso, con un’alta percentuale di ferro che ha contribuito a immunizzare le piante. 

Vigne centenarie della frazione Berri, a La MorraLe nostre vigne centenarie a Berri, frazione di La Morra

Nel calice, il Dolcetto Boschi di Berri, si presenta con un magnifico colore rosso rubino intenso con riflessi che spaziano tra il fucsia ed il violetto. Il profumo, che ricorda la viola e il lampone, è intenso, ampio e persistente. Il sapore caldo, avvolgente, quasi vellutato, ci regala sensazioni gradevoli di ciliegie mature e di ribes. La sua struttura, armonia e persistenza ci rimandano al Dolcetto della tradizione. Un vino importante, che regge l’affinamento in bottiglia anche per diversi anni. Ma soprattutto, regala un’emozione preziosa: il racconto di una strenua lotta per continuare ad esistere, il gusto di un vino antico, sopravvissuto ai rovesci della storia, le innovazioni, addirittura le mode: un sorso di autentico passato. 

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