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UNA SCOMMESSA VINTA

UNA SCOMMESSA VINTA

Parte 4 – L’avventura dei Poderi Marcarini

Con questo post concludiamo l’affascinante racconto della vita di Manuel Marchetti, che potete leggere nei post: Destinato al vino, Ritorno alla terra dei vini e La Morra Barcellona, andata e ritorno. Manuel Marchetti, prima di dedicarsi alla produzione vitivinicola ha attraversato tre continenti: dal Sudamerica, dove è nato, agli Stati Uniti, passando per Torino, Barcellona e, infine, La Morra. Qui, sulle colline del Barolo, con la moglie Luisa, ha dato un nuovo corso alla storica azienda Marcarini, di cui oggi è titolare con i figli Andrea, Chiara ed Elisa. 

Manuel, eravamo rimasti al 1990, al tuo ritorno in Italia dopo tre anni di lavoro in Spagna nel settore tessile. 

Quando arrivammo in Italia, sapevamo di dover riprendere in mano l’azienda dei genitori di mia moglie, Poderi Marcarini. Si trattava di una storica cantina con un ottimo nome e una lunga esperienza vitivinicola.  In quegli anni di grande espansione per il vino italiano e di rinnovato interesse per il Barolo, bisognava cominciare a modernizzare ed espandere il mercato. Avevamo ottimi appezzamenti in La Morra, tra cui Brunate e La Serra, cru prestigiosissimi, e decidemmo di affidare le operazioni di cantina ad un grande enologo, Armando Cordero. Lui ci aiutò a creare vini memorabili e, soprattutto, ci tramandò la sua esperienza. 

Nel 1991 ci fu la guerra del Golfo. 

E con quella crollò il consumo dei vini negli Usa, favorito da una contemporanea crisi finanziaria. Il paradosso era che collezionavamo vendemmie eccezionali, ma il vino restava invenduto! 

Cosa accadde? 

Come si dice, presi la valigetta e cominciai a battere in lungo e in largo gli Stati Uniti per “piazzare” i nostri vini. Quando li presentavo, raccontavo l’incredibile storia della mia vita e quella storica della famiglia di mia moglie, produttori da generazioni. Viaggiavo di continuo e utilizzavo la mia conoscenza del continente americano per favorire i commerci. 

Il 1992 fu un anno chiave per voi. 

Grazie ad una capillare promozione nella Grande Mela, all’epoca la principale piazza per l’esportazione di vino italiano, il nostro Barolo fu recensito dal New Yorker che lo definì «the hottest in the city», il più trendy della città. Allora, una recensione autorevole poteva davvero spostare il mercato. Così avvenne: in pochi mesi svuotammo la cantina, i locali americani pretendevano i nostri vini, che divennero celebri e apprezzati in tutti gli States. 

Gli anni Novanta furono un decennio di profondi cambiamenti per l’azienda Marcarini. 

Nel 1992 nacque Andrea, il nostro primo figlio. Contemporaneamente, lavoravamo per migliorare i nostri vini. Capimmo che, se volevamo elevare la qualità, dovevamo agire in vigna, ridurre i trattamenti al minimo, favorire la biodiversità, rispettare l’ambiente e le persone che lavoravano la terra. All’epoca questi erano concetti sottovalutati. Immaginate che, nelle vigne, non si sentivano più cantare gli uccelli. 

Come mai? 

Perché gli insetti erano spariti, spazzati via dagli antiparassitari.

Ci furono altri cambiamenti? 

Ristrutturammo i locali delle cantine, modernizzando tecniche e macchinari. Iniziammo un’opera di razionalizzazione e ripristino degli antichi vigneti, acquistandone altri nella zona di Neviglie, dove piantammo nebbiolo, barbera e moscato per espandere le tipologie di vino prodotto. Fui anche personalmente responsabile di una rivoluzione tecnologica. 

Una rivoluzione? 

Decisi che era giunto il momento di portare un computer tra i filari. Orgogliosissimo, lo piazzai in azienda spiegando che sarebbe stato di preziosissimo aiuto per la contabilità. I contadini mi guardavano perplessi: «Ti tsai mat», dicevano, «tu sei completamente pazzo!». Nel 1995 nacque Elisa e acquistammo la cascina del Sargentin, una vecchia e nobile dimora ottocentesca. Dopo anni di restauro, oggi è la meravigliosa sede dell’Agriturismo Marcarini. Eppure, prima di diventare una struttura turistica, la Sargentin fu teatro di un’altra avventura. 

Quale? 

Nei locali della vecchia cascina riscoprimmo le tecniche produttive di un antico e nobile vino aromatizzato: il Barolo Chinato. Recuperammo un’antica ricetta di Armando Cordero e, nel 1998, iniziò la produzione, a cui aggiungemmo a quella di amari e chinati per conto di importanti realtà vitivinicole della zona. Oggi, quell’esperienza è confluita nel Barolo Chinato Marcarini, una delle nostre eccellenze, prodotto in 6-7 mila bottiglie ed esportato in tutto il mondo. 

Anche il Moscato d’Asti fu una scommessa produttiva? 

Alla fine degli anni Novanta tutti coltivavano moscato, quasi una sovrapproduzione che, tuttavia, veniva assorbita dalla produzione industriale di Asti Spumante. Io, al contrario, ero estasiato dal Moscato d’Asti vinificato artigianalmente, dall’aromaticità e dalla dolcezza che questo vino sapeva esprimere. Quando proposi di acquistare vigneti di moscato, tutti scuotevano la testa. Come sempre, guidato dall’istinto, insistetti. Da 2 mila bottiglie, in pochi anni passammo a 30 mila. Oggi il Moscato d’Asti vive una stagione d’oro: è conosciuto e apprezzato soprattutto in Asia, dove ci ha aperto le porte della Cina, che in questo momento rappresenta una reale alternativa al mercato Usa. 

La famiglia Marchetti al completo: Chiara, Elisa, Andrea e Manuel

 

Veniamo ai nostri giorni. 

Nel 2004 iniziano i lavori di ristrutturazione della cascina Sargentin, oggi gestita dalla mia secondogenita Chiara, che si occupa dell’accoglienza e della cucina. L’anno dopo, valicammo il fiume Tanaro per acquistare vigneti di arneis nel Roero, vitigno autoctono da cui si ottiene il Roero Arneis, grande bianco del Piemonte. Scegliemmo alcuni appezzamenti nel comune di Montaldo Roero, all’epoca gerbidi, e li mettemmo a nuovo: una zona vocatissima, ben esposta, che oggi ci regala un vero gioiello. Proprio in quell’anno, l’Arneis veniva riconosciuto Docg, quasi a premiare i nostri sforzi e le nostre scommesse. Ho sempre pensato che la ricchezza delle nostre colline non stesse soltanto nei suoi vini di punta, il Barolo o il Barbaresco, ma nella ricchezza dei vitigni qui espressa. Il mio compito di produttore è quello di valorizzare tutta la zona nella quale vivo perché nessun vino toglie luce o prestigio ad altro. Al contrario, la varietà dei vini può essere un valore aggiunto: dall’aperitivo al dolce, Langhe e Roero possono regalarti una “bevuta autoctona”. 

Anche Andrea ed Elisa hanno scelto di lavorare in azienda? 

Come Chiara, la nuova generazione dei Marchetti ha deciso di portare avanti in nostro “destino legato al vino”. Dal 2014 Andrea si occupa della parte amministrativa, contabile e commerciale. Elisa, invece, sta studiando agraria e, in un prossimo futuro, si occuperà della parte agricola dei Poderi Marcarini. 

Come vedi il futuro delle tue colline? 

Il nuovo nettare di questo territorio sarà… il turismo. Dopo il riconoscimento di Langhe e Roero a Patrimonio dell’Umanità Unesco, chi viene da noi, accanto al vino e al cibo, vuole andare in bicicletta e a cavallo, alzarsi in mongolfiera o fare rafting, camminare lungo i sentieri e visitare i nostri borghi medievali. L’enogastronomia sarà la scusa per partire, le attività da fare sul territorio, quella per restare.

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