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LA MORRA, UNA TERRA PER LA VITE

LA MORRA, UNA TERRA PER LA VITE

Dal punto di vista geologico, La Morra è caratterizzata da suoli davvero particolari. Leggete il nostro post per capire come si sono formati e quali caratteristiche influenzano il vino qui prodotto.

Dimmi dove sei cresciuto e ti dirò chi sei. Il primo e fondamentale elemento che segna il carattere di un vino è la terra sul quale la vite ha avuto la fortuna di crescere e vegetare. I grandi vini hanno sempre, alle spalle, grandi vigneti. E i grandi vigenti crescono su suoli benedetti dalla storia geologica, uno dei fattori che, assieme a clima e microclima, esposizione, altitudine e, naturalmente, la mano del vignaiolo, compongono il misterioso e affascinante concetto di terroir.

La nostra azienda vitivinicola ha la fortuna di coltivare alcuni tra i migliori vigneti delle Langhe. Quelli su cui concentreremo l’attenzione, sono gli appezzamenti di La Morra, cuore storico della produzione di uno dei più celebri rossi al mondo: il Barolo Docg.

Quali sono le caratteristiche dei suoli di quest’area vitivinicola? Come si sono formati? E come influiscono sui vini? Abbiamo provato a riassumere questa complessa materia in alcune nozioni fondamentali.

LE LANGHE

La storia geologica delle Langhe risale a quasi 30 milioni di anni fa. Le odierne e sinuose colline erano profondi fondali marini, abissi che potevano raggiungere gli 800 metri di profondità. All’epoca, il “mare delle Langhe” accoglieva i depositi portati dai fiumi delle Alpi, terre emerse per la spinta della placca tettonica africana su quella europea. Dovranno passare ben 20 milioni di anni perché i depositi fluviali stratifichino il cosiddetto Bacino Terziario Piemontese, un enorme golfo che darà origine alle Langhe e poi alla Pianura Padana. In base all’epoca del deposito e alla distanza dalle Alpi, il Bacino Terziario Piemontese darà origine formazioni geologiche differenti per struttura e granulometria.

L’emersione delle Langhe

Tra i 7 e i 5 milioni di anni avvenne un fenomeno assai particolare e ancora discusso. Durante il periodo detto Messiniano, lo stretto di Gibilterra, a causa di movimenti tettonici tra Africa ed Europa, si chiuse. Il Mare Mediterraneo subì una fortissima evaporazione che fece emergere le Langhe e, contemporaneamente, originò banchi di rocce di tipo salino chiamate evaporiti, in particolare in gessi messiniani, che tutt’ora caratterizzano la zona lungo il fiume Tanaro, da Cherasco a Magliano Alfieri, passando per La Morra, Verduno, Guarene e Castagnito. Cinque milioni di anni fa, durante il Pliocene, il Mediterraneo risommerse il Piemonte e le vicine colline del Roero, che in origine formavano un unico tavoliere, ad esclusione delle Langhe e del Monferrato, che divennero zone costiere con fauna e flora tropicali.

Il sollevamento

Da allora, le Langhe cominciarono un lento ma graduale sollevamento che, nel corso di milioni di anni le ha portate a toccare gli 890 metri, a Mombarcaro, il punto più elevato. Le Langhe si dividono per età e per formazione geologica, in base alla vicinanza dalle Alpi: si va dalle più antiche, quelle dell’Alta Langa (Formazioni di Molare, di Monesiglio, di Cortemilia, di Murazzano), alle più giovani della Bassa Langa, quelle comprese tra il fiume Tanaro a Nord e il Belbo a Sud (Formazioni di Lequio, Marne di Sant’Agata, Arenarie di Diano).

I suoli per la vite

Dal punto di vista vitivinicolo, le zone più interessanti sono ubicate nella cosiddetta Bassa Langa, ovvero un arco collinare che segue grossomodo lo scorrere del fiume Tanaro, da Dogliani a Neive e che raramente supera i 500-600 metri, limite altimetrico della vite. Qui si presentano i migliori suoli per il suo sviluppo:

  • Formazioni di Lequio, le più antiche, risalenti al periodo Serravalliano, tra i 13 e gli 11 milioni di anni. Sono composte da marne grigie alternate ad arenarie.
  • Marne di sant’Agata Fossili, originatesi in seno ad un mare aperto e tranquillo durante il periodo Tortoniano, tra gli 11 e i 6 milioni di anni. Argille miste ad arenarie ricche di presenze fossili
  • Le arenarie di Diano, di formazione Elveziana, tra il 15 e i 13 milioni di anni. Presentano colore grigio-bruno o giallastro con arenarie grigie (sabbie compatte cementate da carbonati).

LA MORRA

Sede dell’azienda Marcarini e delle nostre vigne più prestigiose è La Morra. Un territorio particolare perché geologicamente diviso in due versanti collinari, rispettivamente a Est e a Ovest del lungo un crinale che, partendo da Monvigliero (comune di Verduno) termina a Novello.

Versante Orientale

Il versante orientale di La Morra è storicamente il più vitato, quasi interamente a nebbiolo da Barolo, nonché quello in cui ricadono le Menzioni Geografiche Aggiuntive (ovvero i cru) più prestigiose della denominazione. È in questa zona che coltiviamo parcelle delle Menzioni Brunate e La Serra. In questo versante, le colline sono mosse e altimetricamente assai differenti: da poche centinaia di metri al Bricco del Dente che, con i suoi 553 metri, è il punto più elevato della zona del Barolo.

Il versante orientale si può suddividere in tre zone:

  1. I vigneti attorno alla frazione di Santa Maria, a Sud Est
  2. I vigneti attorno alla frazione dell’Annunziata, ad Est
  3. I vigneti di La Morra, ubicati a Nord e Nord-Est dell’omonimo comune

I terreni di La Morra sono originari del Miocene, durante il periodo detto Tortoniano, ovvero tra gli 11 e i 6 milioni di anni fa. I suoli si presentano come marne grigio-azzurrognole, argille miste a sabbie finissime, in profondità. Sono terreni “poveri” con una componente calcarea, ricchi di magnesio e manganese: è il profilo delle Marne di Sant’Agata, la formazione geologica che caratterizza in modo marcato questo versante.

Che vini donano questi terreni? Sebbene molto dipenda dai microclimi dei vigneti (ci sono sostanziali differenze tra un Barolo Brunate e uno di Santa Maria), dalle esposizioni e dalle scelte di cantina, la cifra stilistica del versante orientale di La Morra è l’eleganza. I vini che si distinguono per la finezza aromatica e l’equilibrio, pur mantenendo longevità e struttura.

La Morra Versante Orientale

Versante occidentale

Il versante occidentale guarda verso il Tanaro ed è davvero atipico per la zona del Barolo. Più omogeneo del precedente, con dolci pendenze e colline ondulate tra i 300 e i 450 metri, è un’area meno vitata, ancora coperta da boschi e da noccioleti. Oltre al nebbiolo, si trovano varietà come dolcetto, barbera e vitigni a bacca bianca.

Ciò che rende unica la zona – isolata e ancora selvaggia – sono i suoi suoli. Ricordate la chiusura del Mediterraneo? Ebbene, il lato occidentale di La Morra presenta terreni risalenti al Messiniano, con una presenza di vene gessifere precipitate per l’evaporazione delle acque marine. Ai piedi di questo versante si trova la famosa spiaggia dei cristalli del Tanaro, luogo in cui si possono osservare grossi blocchi di gesso luccicante che il corso del fiume ha portato in superficie. I terreni del versante occidentale si distinguono anche per una componente sabbiosa più importante e più superficiale.

Suoli, isolamento e biodiversità compongono un terroir unico, che, nel corso della storia vitinivinicola, ha compiuto un piccolo miracolo. Quello di fermare, nei pressi della frazione di Berri (3 km a Sudovest di La Morra), il diffondersi della fillossera che, verso la fine del XIX secolo, distrusse la viticoltura europea. A Berri rimangono rarissimi esemplari di vigneti a per-fillossera, ceppi centenari dai quali otteniamo un vino unico nel suo genere: il Dolcetto Boschi di Berri, la cui incredibile storia potete leggere in questo post.

Viti pre fillossera Borgata Berri a La Morra

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