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UN'ANNATA DIFFICILE ED ENTUSIASMANTE

UN'ANNATA DIFFICILE ED ENTUSIASMANTE

Il 2017 è stata una delle annate più particolari dal cambio di secolo.

Gelate e grandinate in primavera, poi un caldo senza precipitazioni in estate. La natura ha eluso le aspettative, ma ha insegnato una lezione importante: in vigna non ci sono regole prestabilite, solo la capacità di saper osservare e intervenire con prontezza, cura, infinita pazienza.

Raccontare la stagione vitivinicola del 2017 è come andare sulle montagne russe. Ci sono momenti in cui si tocca il cielo con un dito, altri in cui ogni cosa sembra precipitare, altri ancora in cui tutto è teso a capire cosa accadrà dopo una svolta, al di là di una curva: una salita o il baratro? Per raccogliere questa messe di emozioni e di situazioni susseguitesi per tutto l’anno, abbiamo intervistato Elisa e Andrea Marchetti, che hanno seguito da vicino la vigna e le vinificazioni. Ci hanno raccontato nel dettaglio un’annata che ha messo tutti a dura prova.

Andrea ed Elisa, la stagione è iniziata in salita...

Dopo un inverno caldo, che ha spinto la vite a vegetare in anticipo, una terribile gelata d’aprile si è abbattuta sulle Langhe e su gran parte d’Italia. Un evento particolare perché difforme: non si è trattato di un abbassamento drastico delle temperature, ma di venti gelidi e condizioni atmosferiche localizzate che hanno colpito a macchia di leopardo.

Che cosa è successo alle viti?

Il freddo improvviso ha gelato le gemme dei tralci, che non hanno più prodotto grappoli. La vite è però una pianta resistentissima: anche se muoiono le gemme principali, è in grado di generarne altre dette “di controcchio” che, se si sviluppano correttamente, portano frutto. Il problema principale sono gli esemplari giovani, che non hanno questa resistenza e vengono danneggiati seriamente dalle improvvise gelate.

Dopo il freddo, la grandine.

Subito dopo Pasqua, una terribile grandinata ha colpito i vigneti di Neviglie e di Barbaresco. Siamo stati fortunati; le nostre vigne hanno subito danni lievi, mentre alcuni produttori hanno perso moltissimo del futuro raccolto.

Come è proseguita la stagione?

Questa estate verrà ricordata per l’estrema mancanza d’acqua. Da marzo ad ottobre non ha piovuto: la siccità ha mandato in stress quasi tutte le viti. Anche qui, gli esemplari più vecchi sono in grado di adattarsi meglio, hanno radici profondissime che giungono alle falde alimentate dalle riserve idriche montane. Però, non tutto il male viene per nuocere.

Cioè?

Il caldo ha prodotto due effetti positivi. Da una parte, la secchezza ha garantito una sanità delle uve eccezionale, limitando in modo significativo i trattamenti contro funghi e marciumi. Dall’altra, i grappoli sono cresciuti compatti, con acini piccoli, maturati alla perfezione: raramente abbiamo avuto uve così belle e senza difetti. Il rapporto buccia polpa, in questi casi, è elevato e garantisce ottime estrazioni polifenoliche, donando ai vini colori e aromi marcati.

Le quantità si sono però ridotte.

Vero. I Tralci hanno sopperito allo stress idrico producendo grappoli più leggeri, con acini meno succosi. Tirando le somme, possiamo verificare una diminuzione della quantità di vino prodotto tra il 15 e il 20% per i rossi, e quasi del 50% per i bianchi.

Passiamo alla qualità dei vini cominciando dai bianchi.

Le uve a bacca bianca sono state vendemmiate a fine agosto, ma avremmo anche potuto anticipare. Il caldo ha maturato uve con alto grado zuccherino che hanno generato fermentazioni a maggiore alcolicità. L’evoluzione del vino però, ci ha sorpreso mantenendo un’ottima freschezza e donando ai nostri bianchi un’inaspettata facilità di beva, con un quadro aromatico simile alle migliori annate.

Per i vini rossi?

La vendemmia delle uve a bacca rossa è avvenuta con circa due settimane di anticipo. Gli assaggi dalle botti confermano che avremo vini con una evoluzione più rapida, tipici delle annate calde. Questo significa che i Barolo, ad esempio, saranno pronti prima. Forse, in assoluto, meno longevi, ma più approcciabili: potranno essere apprezzati anche da chi inizia a conoscere il «Re dei vini».

Che cosa avete imparato da questa particolarissima annata?

Spesso ci illudiamo di poter controllare la natura. Ma in realtà a noi spetta il compito di accudirla, di conoscerla, di metterla nelle condizioni di dare il meglio. I continui cambiamenti climatici e l’incertezza della stagione ci hanno spinto ad approfondire la vicinanza con la vigna, ad ascoltarla giorno per giorno, a fare controlli minuziosi e costanti. Abbiamo dovuto buttare via le “regole” e dedicarci all’ascolto, pianificando gli interventi passo passo.

Le difficoltà di quest’anno possono ripercuotersi sul prossimo futuro?

Le viti hanno dato moltissimo, hanno lottato con tutte le loro forze contro il clima avverso. Il rischio è che le riserve utilizzate quest’anno abbiano stancato le piante. Ci auguriamo un 2018 più tranquillo, rinnovando gli sforzi al monitoraggio e alla tempestività degli interventi. 

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