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IL BAROLO CHINATO, GENIO E FORTUNA DELL’ENOLOGIA PIEMONTESE

IL BAROLO CHINATO, GENIO E FORTUNA DELL’ENOLOGIA PIEMONTESE

Liscio oppure on the rocks, utilizzato in cucina o abbinato al cioccolato, il Barolo Chinato è uno dei più autentici rappresentanti della liquoristica piemontese, arte che affonda le radici in secoli di dedizione al vino, alle essenze e alle sperimentazioni enologiche.

Forse non molti lo sanno, ma il Piemonte non è solo uno dei distretti vitivinicoli più importanti al mondo. Il vino e la coltivazione delle uve, specie durante il XIX e la prima metà del XX secolo, hanno favorito e sospinto una lunga e approfondita ricerca sui liquori, la distillazione e gli infusi in alcool. Cuore dell’industria enologica italiana, il Piemonte ha dato i natali alla Cinzano, la cui sede storica fu a Santa Vittoria d’Alba, e alla Martini & Rossi, che nacque a Pessione, appena fuori da Chieri. Torino vide la nascita del più celebre vino aromatizzato italiano, il Vermouth; così come assistette alla fortuna imprenditoriale del dottor Domenico Ulrich che qui fondò, a metà del XIX secolo, uno dei più celebri marchi di liquori, elisir e bevande spiritose del Belpaese che ancora oggi porta il suo nome.

Il Barolo Chinato, a tutti gli effetti, fa parte di questa tradizione che, a partire da gesti e usanze antiche, ha sempre cercato di innovare, proponendo prodotti dal gusto territoriale e originale.

BAROLO CHINATO MARCARINI

Il Barolo di una volta

Prima dell’Unità d’Italia, prima che l’enologia moderna fissasse le proprie regole e conoscenze, il Barolo era un vino dolce. Nessun produttore lo portava a secco, ma lasciava un residuo zuccherino che, durante il trasporto, spesso rifermentava trasformandolo in un prodotto frizzantino. Nello stesso periodo, frequenti epidemie di colera e malaria venivano finalmente affrontate e combattute con l’uso del chinino, alcaloide naturale con proprietà antipiretiche, antimalariche e analgesiche, estratto dalla corteccia della china, pianta originaria di Sud America, Africa, India e Indonesia. Leggenda vuole che alcuni farmacisti utilizzarono questo estratto per sterilizzare il Barolo e impedirne la fermentazione secondaria. Nasceva così il Barolo chinato, che, guarda caso, per molti anni fu ricetta segreta di pochi farmacisti locali.

Elisir o vino?

Gli estratti di china sono particolarmente amari, perciò furono bilanciati dall’infuso di altre erbe ed essenze. Il Barolo Chinato non veniva zuccherato, in quanto la dolcezza era già apportata dal vino. Ne nacque una bevanda a metà strada tra il liquore e l’elisir, da sorseggiare a fine pasto, ma da utilizzare anche come ricostituente. Ancora oggi Marcarini possiede la licenza per vendere il Barolo Chinato alle farmacie, segno del suo illustre passato “farmacologico”.

La ricetta contemporanea

Dopo che il Barolo a partire dalla fine dell’800 fu portato a secco facendolo assomigliare a quello che oggi possiamo gustare, anche il Barolo Chinato cambiò veste. Oggi il suo gusto è dato da un infuso bilanciato di erbe e spezie in alcool (corteccia di China Calissaia, radice di rabarbaro, genziana, cardamomo, ecc…) unito a Barolo stravecchio di eccezionale qualità. Il risultato è un digestivo equilibrato ed armonico, caratterizzato da un’immediata gradevolezza e da una piacevole persistenza.

Il liquore dell’Agriturismo Marcarini

Un’ultima curiosità. La prima sede produttiva del nostro Barolo Chinato fu a Neviglie, nei vecchi locali di quello che oggi è l’Agriturismo Marcarini. Fu qui che si avviò la prima, sperimentale partita, recuperando un’antica ricetta tramandata attraverso le generazioni.

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Marcarini - Azienda Agricola
Marcarini - Agriturismo
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